Quasi una legge del contrappasso l’edizione 2026 del Trofeo TATA, dedicata alle moto vintage che hanno scalpitato sui terreni di gara negli anni ruggenti del trial.
Dopo la gara introbiese di Trofeo Trialario, che, benché apprezzata dai trialisti veri, è contraddistinta dal fango e dal freddo, ecco una settimana di bel tempo preparare la gara di Trofeo TATA di Posallo.
Anche questa è stata una gara impegnativa dalla preparazione sofferta, in cui alcuni enti maldisposti nei confronti del motociclismo hanno costretto a ripiegare su questa località dove l’area è già autorizzata per la pratica del fuoristrada.
Se il ripiego è andato a segno, non altrettanto facile è stata l’organizzazione di tutti gli altri elementi di contorno che, spostando la località di partenza, hanno dovuto essere modificati.
Persino più difficile è stato il reperimento di nuovi giudici, attesa l’indisponibilità della maggior parte del personale di supporto ma che per fortuna è stato sostituito da personale altrettanto competente senza dare ai piloti sentore di quanto complessa sia stata la preparazione di questa gara.
Il clima estivo, caldo ma accompagnato da un vento tiepido e asciutto che rendeva la temperatura sopportabile, e la specificità del terreno ricco di pendii, radici di pineta e rocce, hanno preparato le condizioni per una gara apprezzatissima.
Già nel sopralluogo del venerdì, i verificatori del comitato TATA hanno trovato una tracciatura decisamente di livello più tecnico rispetto a quello che ci si aspetta dagli eventi di questo trofeo.
Nonostante le premesse ed il tipo di ostacoli, presagio di un impegno superiore, il comitato ha deciso di dare fiducia a questo tipo di percorso e le difficoltà ulteriori sono state lasciate.
Ciò che ha richiesto un maggiore impegno sul percorso, più che la dimensione degli ostacoli, a conti fatti minore rispetto a quella della gara di Barge, a impensierire i piloti erano piuttosto le radici, che la tracciatura costringeva a inserire lungo lo sviluppo della zona e addirittura nelle rincorse.
Il risultato è stato che nella giornata del sabato i punteggi sono stati davvero più alti rispetto alle precedenti gare ma, a ben guardare non proprio per la difficoltà delle zone ma per un aumento degli errori di bandierina e di spegnimenti, come possono testimoniare le notevoli differenze tra un giro e l’altro.
Tranne rare situazioni che hanno interessato solo il percorso blu, nelle altre categorie e proprio per la presenza di radici e pietre ruvide con moltissimo grip, la capacità di guidare senza interrompere l’andatura di marcia favoriva soprattutto nelle categorie basse, anche e soprattutto dove le curve apparivano più strette o dove le radici lasciavano intendere che la moto si sarebbe scomposta.
Per ogni categoria, dai bianchi al rosso per moto moderna, si è trovato il modo di inserire anche delle rampe e altrettanto si è fatto per le rocce, abbondanti nel bosco di Posallo.
Solo una zona prevedeva un transito nell’acqua, si sarebbe voluto fare di più ma le condizioni del ruscello, molto scavato dopo le piogge dello scorso mese erano incompatibili con il passaggio delle moto vintage.
Come promesso, la tracciatura della domenica è cambiata per più della metà delle zone rispetto al sabato e, dopo aver fatto provare qualcosa di più incisivo si è voluto dare più respiro ai piloti che già il sabato erano stati provati dall’impegno.
Bisogna anche pensare che non sono solo le moto a essere d’epoca e il recupero diventa una fase necessaria.
Alcuni passaggi complicati sono stati resi più lineari in tutte le categorie, pur senza togliere gli ostacoli, e in effetti questo ha determinato una drastica riduzione dei punteggi totali, salvo qualche bandierina che ammettiamo avrebbe dovuto essere resa più visibile per non indurre in errori.
La semplificazione ha dato un nuovo margine di apprezzamento soprattutto ai piloti che il sabato pativano l’impegno per le traiettorie così ricche di curve sullo sconnesso.
In tutto questo, probabilmente anche a causa degli impegni di maggio, la flessione dei partecipanti alla domenica è stata evidente arrivando di poco sotto ai 40, che però hanno potuto apprezzare sia il panorama sul lago visibile anche dalla partenza e ancor più dalle zone alte di percorso, la bella foresta sotto il massiccio nel monte Legnone.
Diamo qualche accenno delle classifiche della domenica dove nella classe Amatori torna in testa Porro a 6 punti, che nel sabato era dovuto cedere a Mariani dopo aver incrociato in una zona.
Mariani 8 totali, si stabilisce quindi sul secondo gradino davanti a Pescarmona ancora a podio con 17 contro i 18 di Giusta.
Vittoria per vantaggio di età di Arrigoni davanti a Ferrari, anche lui a zero, per la gara di domenica, zero errori per lui e una bella conferma in meglio rispetto al secondo posto di sabato.
Rocco D’Amelio finisce terzo, con zero piedi e un cinque che lo allontana dai primi ma di uno solo davanti a Zenklusen e a Aime.
Anche nella Esperti, una lotta serrata tra Girello e Grossi, finisce rispettivamente primo e secondo a 1 punto e due punti totali.
Terzo della classe Maurizio Aluffi, che, alla guida del suo Montesa monoammortizzato, ha la meglio su Milan grazie al secondo giro a zero penalità.
Meno bagarre nella classe elìte, dove il Fantic di De Angelis rimane in vantaggio su entrambe le giornate prima contro il Guzzi di Afri poi contro la Yamaha di De Biasio.
Inaspettato podio di Corrado Garzetti, che in entrambe le giornate riesce a impensierire prima De Biasio, il sabato e poi a pari punti con Afri la domenica.
Storia a sé per Barre, che tra sabato e domenica posa solo due piedi sulle zone rosse, le uniche zone tracciate con i canoni delle moto moderne.
Premiazioni ricche di regali e velocissime la domenica, grazie anche alla solerzia dei piloti che entro le 15 e poco più avevano tutti terminato la gara anche se il trasferimento era di oltre 4 chilometri.
Si passa quindi ai saluti di questa tappa di TATA ospitata dal Trialario che, ancora una volta e complice il clima ventilato e il terreno molto consono, conferma la fama di competenza organizzativa.
