Per l’ingresso nel 2026 agonistico, il Trofeo Trialario ha orientato la sua scelta per Mandello, località che ha già dato delle grandi soddisfazioni soprattutto con la riuscitissima edizione del TATA 2024.

Anche quest’anno gli eventi hanno premiato la buona volontà degli organizzatori e della famiglia Zucchi, che si è nuovamente adoperata per mettere a disposizione i terreni e per tenerli puliti negli spot dove sarebbero state tracciate le zone.

Mentre Augusto Bartesaghi era anche impegnato nella raccolta dei documenti necessari all’organizzazione delle successive due gare, tra il mercoledì e il sabato si è perfezionata la tracciatura delle sezioni, esattamente nei punti dove erano già state tracciate anche se per la maggior parte dei casi con tratti di percorso abbastanza nuovi.

La varietà di terreno offerta a lato del torrente che scorre nella valletta tra le frazioni di Rongio e Somana fornisce ai concorrenti una competizione estremamente multiforme con bosco, sassi di discrete dimensioni, rampe e lastre di torrente tutto in un breve spazio, con grande vantaggio anche per il pubblico appassionato che ha raggiunto a piedi le zone controllate a partire dai parcheggi del ristorante “Al Verde”.

Come ogni anno, la tracciatura della prima gara deve tener conto che la partecipazione dei piloti è incognita, come pure incognito è il livello di preparazione e per questo motivo debuttare con una tracciatura impegnativa è un azzardo.

Era il 2024 quando, su insistenza di alcuni piloti, si erano tracciate alcune zone appositamente più selettive per tutte le categorie proprio nella prima gara e, in quel caso, l’effetto si è sentito.

In considerazione del tipo di guida necessario ad affrontare gli ostacoli delle categorie più alte, proprio in queste categorie si è fatta attenzione a limitare il numero di ostacoli, sempre però offrendo il giusto calibro di difficoltà come si può ben verificare dai punteggi, ad aiutare la riuscita della gara, la scelta di introdurre nuovamente il percorso nero ha dato le sue soddisfazioni.

L’incertezza, se preparare la frecciatura nera, era data dalla scarsa partecipazione numerica dello scorso anno, mentre, a Mandello, i piloti superpro hanno raggiunto un numero mai visto, offrendo come di consueto lo spettacolo conforme alla dimensione degli ostacoli.

Ad arricchire lo scenario pittoresco, il torrente con lastre bagnate, i massi, da affrontarsi a partire dal terreno smosso o dal greto e le rampe di terra e sassi, sono stati illuminati da un sole primaverile reso più abbagliante dal forte vento che ha lucidato il cielo color cobalto.

Per la gioia di fotografi e operatori video, questa gara luminosa ha lasciato impresse immagini comparabili con quelle di competizioni di levatura nazionale.

Proprio dalla più spettacolare delle categorie sono arrivate le sorprese, tanto che a vincere il percorso nero è stato Sonny Goggia, professionista e campione ormai famoso nell’enduro estremo che si è distinto nella superpro con poco margine su Michele Ruga, altro pilota che, dopo un paio di anni di stop, decide di tornare alle gare portando nelle zone del Trialario l’esperienza dei suoi campionati in classe TR2.

Terzo gradino del podio per Zampieri, mattatore di questa categoria lo scorso anno ma che in questo caso si trova di fronte due piloti dall’impronta professionistica che gli renderanno meno accessibile il primo gradino.

Onore anche ai tre concorrenti che completano i successivi tre posti, con il giovane Strambini che pur dopo una brutta caduta in una zona già azzerata al primo giro, conclude la gara davanti a Marco Grossi, impegnato in esperimenti di adattamento con una Montesa dalla livrea molto elegante.

Chiude il sestetto, Valerio Fantin, cui va il merito di volersi cimentare con ostacoli più alti anche se nella categoria pro avrebbe più facilmente conquistato il podio.

Ricca presenza di giovani di vario talento, la categoria Pro, in cui a sorpresa la prima piazza è appannaggio di Alex Molatore, allenatissimo allievo proveniente dalla Fisto School e già protagonista Nel campionato italiano TR3 125.

Alle sue spalle, con parecchi punti di margine troviamo Stefano Leoni, che ha ulteriormente incrementato il suo livello atletico e grazie a questo si permette di superare di un punto Donghi e di soli due punti Fabio Macchè, un po’ infastidito da problemi di erogazione della sua Montesa 315 risolti solo dopo la sostituzione della candela.

Ancora pochi punti indietro troviamo Fomasi che mantiene salda la sua forma vicino ai primi della classifica.

Nella classe expert, quasi come se il posto fosse ipotecato, Diego Righetto si riconferma al primo posto con un punto di vantaggio, assediato però da Manuel Robba evidentemente determinato e in piena forma.

Terzo gradino del podio per Luca Conti, premiato da un inverno impegnativo di allenamenti e che parte con un giro a 5 punti mettendo quasi un piede sulla vittoria, ma proprio questo terreno mandellese è molto ricco di insidie che possono far capitare un cinque anche nei tracciati apparentemente facili.

Un inizio opaco priva l’acrobatico Sassella della possibilità di conquistare il podio ma, una volta prese le misure, sfodera due parziali a livello del migliore risalendo fino al quarto posto, di poco davanti ad Arrigoni e a Lorenzo Macchè La Corte.

La categoria Amatori, sul percorso verde, era già prima della gara prenotata da Fabrizio Barre, giovane sessantunenne giunto apposta dal Piemonte come fan del Trofeo.

Senza alcuna sbavatura, grazie ad una invidiabile tenuta psicologica, chiude la vittoria con soli 3 punti in tre giri.

Lo segue meritatamente il bravo Enrico Zucchi, che fino alle 18 del giorno prima era impegnato a finire la tracciatura del trasferimento e che anche nel giorno di gara si era impiegato per accompagnare alcuni dei giudici sulle zone.

9 penalità per Zucchi quindi e una in più per Fornelli, attardato da una bandierina sbagliata nel primo giro.

A rigor di punti, in quarta posizione ci sarebbe stato Balossi, gravato però delle 10 penalità e quindi sesto in classifica lasciando il quarto posto a De Angelis e il quinto a Cesare Denti.

Notevole la presenza numerica nella categoria Dilettanti, 25 partenti hanno calcato le zone che nelle intenzioni dei tracciatori erano caratterizzate dal giusto impegno sia tecnico che atletico pur senza imporre attese nelle zone.

Il primo posto del podio viene conquistato però da un concorrente davvero inatteso, il piemontese massimo Livera, più avvezzo alle moto anni ’70 grazie a una salda tenuta di nervi e ad una abile scelta delle traiettorie, porta i suoi abbondanti 60 anni a vincere questa non facile competizione davanti a Davide Azzoni e a Omar Mascheri.

Ancora nei pressi del podio (dove era peraltro già salito lo scorso anno), il veronese Mambrini si prende la soddisfazione di girare a 2 l’ultimo giro bruciando sul limite i pur bravi Zucchi e Tavaglione.

Gara quindi riuscita, senza code alle zone, con ostacoli che in alcuni casi hanno impensierito ma che hanno lasciato una crescita di punteggi in classifica molto progressiva a partire dai primi posti intorno alla decina di punti, segnale indicatore di una scelta adeguata delle difficoltà messe nelle zone.

Con il calare del sole, il vento, che aveva accompagnato tutta la giornata, è tornato a farsi freddo e ben per questo la premiazione ha gratificato i piloti fino al quinto posto con gli utili omaggi offerti dall’Azienda Zucchi, che da bravi gommisti e altrettanto bravi piloti hanno ben pensato di regalare delle camere d’aria al quarto e quinto di ogni categoria.


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