
Sofferta e impegnativa questa gara rappresentativa dell’appuntamento valsassinese del Trialario 2026.
I piloti penseranno alla pioggia che ha costretto i 60 coraggiosi a terminare inumiditi, i più fortunati o meglio coperti, e bagnati gli altri e per questo sofferta come gara.
Gli organizzatori invece hanno sofferto già prima del giorno di gara, e questo nonostante l’accoglienza delle amministrazioni comunali di Introbio e Primaluna che hanno letteralmente agevolato l’emissione delle autorizzazioni.
Ma non tutto luccica e sono bastate due situazioni, una per Primaluna e una per Piantedo dove avrebbe dovuto tenersi la prova del Trofeo TATA, per rendere la preparazione più faticosa e quasi a mettere in forse il transito del trasferimento verso le zone dalla 2 alla 5.
A dirla in modo completo, tra l’altro, la gara di Introbio nasceva per essere tracciata sul versante opposto della valle, quella sulla strada per la Val Biandino, ma non tutti i proprietari dei terreni inizialmente disponibili hanno mantenuto la promessa e questo ha costretto una ripianificazione dell’evento.
A supportare questo lavoro di preparazione dei percorsi si è manifestato l’insostituibile Rodolfo Arrigoni, grande conoscitore del terreno che già negli anni passati ha dato un indispensabile supporto per le gare di Primaluna di Trialario e di TATA.
Oltre a preparare i pali e ad individuare e pulire alcuni terreni, Rodolfo ha tracciato interamente il trasferimento e provveduto a ripulirlo dalle frecce e fettucce alla fine.
Zone tracciate principalmente in due aree, distanti tra loro un paio di chilometri e, purtroppo contraddistinte da un sottobosco molto sensibile all’acqua per creare fango.
Con le previsioni meteo che hanno mantenuto in linea di massima il loro pronostico, anche la tracciatura ne avrebbe tenuto conto ma, seppur le rincorse erano abbastanza di giusto respiro, soprattutto le parti di zona in pianura si sono riempite di un paciugo semidenso che vanificava lo spazio prima degli ostacoli, a colpo d’occhio abbastanza dimensionato.
Tutto ciò non ha però scoraggiato i concorrenti dal terminare la gara, solo 3 i ritiri, ed incredibilmente, in ogni categoria ci sono stati dei piloti che sembra siano passati su zone diverse tanta era la differenza di punteggio.
Persino quando si vedevano moto impossibilitate dal fango a muoversi verso la salita, si assisteva magari un paio di minuti dopo, al passaggio di un concorrente la cui moto proseguiva come su un terreno solido e spuntava magari un passaggio a 1 dove mediamente gli altri spingevano per tutta la zona.
Stabili indipendentemente dalla pioggia erano invece la zona 1 e le ultime due caratterizzate da fondo di cemento e sassi di torrente, dove anche i piloti che odiano il fango potevano recuperare qualche punto.
Un altro fattore riguardava l’ordine di passaggio.
I primi quindici piloti hanno trovato un fondo decisamente più accettabile degli altri, e soprattutto sul primo giro hanno potuto avvantaggiarsi di un’aderenza che col passare delle ore è scomparsa per cinque delle otto zone.
Anche se questo è da considerarsi un’eccezione, di giro in giro, alcune zone sono state modificate e rese compatibili con il transito, ovviamente facendo in modo che tutti i piloti trovassero le stesse condizioni al giro successivo, queste progressive modifiche hanno permesso di salvare le zone 4, 5 e 6 che altrimenti per alcune categorie sarebbero diventate assurde.
La giusta obiezione sarebbe stata di tracciare già più facile dal primo giro, e questo avrebbe anche facilitato il lavoro degli organizzatori senza indurli a modificare continuamente in corso d’opera, ma in questo caso le zone sarebbero state più che banali per i primi a passare e di media difficoltà per i piloti partiti dopo, una possibilità da valutare ma che non è stata scelta.
Davvero sovradimensionata a causa del fango pastoso è stata la zona 5, percorsa a zero solo da piloti delle categorie gialla e verde ma più che per gli ostacoli per la parte in sentiero, che essendo percorsa da tutti si è trasformata in una mousse faticosissima anche se la pendenza era abbastanza lieve.
Nonostante questo si sono visti dei passaggi a zero di Zucchi e Barre, degli uno di Balossi e De Angelis con le vintage e un bel due di Pradella.
Più stabili nei giri i punteggi delle zone di greto torrente, molto tecniche per le categorie alte e più agevoli per gialli e verdi, spuntate bene tra i blu da mauro Pomi che proprio lì ha recuperato punti che gli hanno permesso il podio a 55 punti totali.
In tutta questa situazione organizzativa abbastanza complessa e dinamica, la categoria dilettanti viene vinta da Agostino Tavaglione, il Re delle traiettorie che in questa gara accelera tanto il ritmo da giungere al traguardo del terzo giro in tre ore e quaranta, lasciando ai suoi concorrenti il terzo giro da percorrere con una dose di fango superiore.
A fare le spese di questa scelta strategica è Azzoni, che nella rampa della zona 6 perde la traccia e finisce per scendere dalla moto quando è già in cima, questo cinque lo pone due punti dopo il Tava che aveva 22 totali.
Impegno ben ripagato per Omar Mascheri, pilota di casa con una condotta di gara decisamente più meticolosa distanziato di otto punti ma per altri 9 davanti a Aldo Antonio Zucchi (padre di Alberto) e al veronese Mambrini.
Solo due punti in più per il più famoso Fabio Viscardi, seguidor e meccanico durante le gare di mondiale dal 1988 in poi del team Beta per esempio e che il Trialario si onora di avere tra i piloti.
Sempre allo stesso punteggio, 42 totali, troviamo anche Corrado Garzetti che sul fango ha spesso mostrato prestazioni di eccezione ma che in questa gara, patisce l’eccesso di peso in sella a un Fantic contro le moto moderne.
Chiudono il gruppo di piloti tutti in 3 punti, Righetto Giuseppe e Luca Valsecchi.
Diversa ma prevedibile la storia della categoria amatori, dove Fabrizio Barre stravince sul fango girando con punteggi da asciutto.
A suo carico anche il topgamehaynhat fatto di essere stato tra gli ultimi a finire, quindi quando il fango era al massimo livello e, non si sa come riesce a fare due giri a 4 e un giro a 1 punto ben dosando i pesi e il gas con il suo Beta che pare ben disposto a spingerlo anche sul fango.
Nulla da fare per Enrico Zucchi, bravissimo sulla sua Vertigo ma non a sufficienza per contrastare la professionalità del piemontese, 24 sono i suoi punti contro i 9 di Barre.
Una new entry occupa il terzo gradino del podio, Cerfoglio sposta la sua attività dall’enduro estremo al Trial con questo ottimo risultato e termina a 29 punti.
Fuori podio troviamo De Angelis, Borghetti e Aldeghi, rispettivamente con 32 39 e 40 punti, mentre dal punteggio di Balossi, impossibilitato a portare il suo Garelli oltre alcune salite di fango, possiamo dedurre una regola: con un certo tipo di fango, il peso dell’insieme moto-pilota, quando deve trasferire al terreno l’energia necessaria a muovere la moto, si avvantaggia di una minor inerzia e quindi di una minor massa.
Vediamo infatti che i vincitori delle varie categorie, esclusa la expert, sono tutti piloti abbastanza leggeri e per i quali serve una minor resistenza sul terreno per muovere la moto in avanti.
Per i piloti più pesanti, e per le moto più pesanti, il fango molle, invece di permettere la partenza della moto, si sfonda e alla moto risulta più conveniente pattinare senza muoversi che spostarsi come accade con i piloti leggeri.
Questo fenomeno è costato alla Garelli di Balossi l’impossibilità di percorrere le zone più fangose, anche se nella Old Trial di Caglio, benché la pioggia avesse bagnato il terreno ma con meno fango, lo stesso pilota aveva vinto con gran margine su piloti provenienti da tutta Italia.
Vittoria per 3 piloti nella categoria Expert, Robba, Pomi e Pedroncelli tutti a 55 punti, questi ultimi a mangiarsi il fegato perso il primo posto per gli zeri.
Più distanziato Luca Conti, a 62 penalità, appaiato con il giovane Zucchi Alberto.
Incredibile prestazione di Diego Acquistapace, deluso dalla prima manche di Mandello si riscatta con ampio margine a Introbio lasciando 20 punti sul secondo, un fortissimo Ciciliani bravissimo sulla guida no-stop che finisce a 60 contro i 69 di Molatore.
Fuori podio ma comunque meritevoli per l’impegno sulle zone dei rossi, Leoni, Gatti e Acquistapace Lorenzo.
Impegnati non sono dal fango ma anche dalle zone più tecniche e spettacolari, i 4 piloti “neri”, terminano con il dominio di Gianoni, campione della Pro Trialario in carica e anche qui dimostra di aver messo bene a frutto il poco tempo che gli impegni di padre gli hanno lasciato.
Leggero anche lui come gli altri vincitori di classe, riesce ad aver ragione del fango con un totale di 46 punti, giusto 3 più di Marco Grossi, anche lui fortissimo sul bagnato e per soli due punti davanti a Zampieri, una garanzia di spettacolo su molte zone.
Più staccato ma non di molto è Stefano Strambini, che nonostante la categoria, termina dignitosamente.
Una menzione di merito deve essere fatta alla pro-loco e a suoi cuochi, che hanno preparato una gustosa polenta taragna, molto adeguata a questo clima autunnale trapiantato in maggio e grazie alla quale è stata fatta una iniezione di buonumore ai piloti che hanno superato questa domenica fangosa.
Oltre alle amministrazioni comunali è importante ringraziare RedMoto srl di Desio per aver fornito i premi di olio Honda fino al sesto classificato, graditissimi da tutti i piloti spesso anche più della coppa.
Arrivederci a Posallo quindi, località indicata per la gara di TATA del 23 e 24 maggio dopo una serie di controversie che hanno impedito di fruire dell’ospitalità di Piantedo e per la quale la famiglia Acquistapace aveva anche già preparato il percorso.
