CREMIA DI SETTEMBRE
Superata l’estate, mai come quest’anno volata in un lampo, il Trialario passa dalla gara di Piazzatorre caratterizzata da piogge e terreno boscoso (mescolato a ghiaia e sabbia che attutiscono il problema fango), ad una gara di Cremia per cui la pioggia si è interrotta giusto un paio di ore prima dell’inizio della gara.
In tempo per montare i gazebo e le strutture della segreteria di gara ed il cielo, grigio e ricco di promesse bagnate, si è trasformato in un fresco nuvoloso con apprezzati tratti di soleggiato.
Ma i lavori non sono certo cominciati in quel momento, la parte organizzativa e burocratica quest’anno ha permesso di arrivare più sereni ai giorni della gara, grazie anche all’ospitalità e alla disponibilità del Sindaco di Cremia e all’impegno del Barte per i solleciti agli altri enti, tutto era completo a tempo debito, situazione gradita ma non scontata e nemmeno frequente.
Questa gara è stata a rischio di essere a sette zone, a causa della defezione pur giustificata di ben sei dei giudici su cui il trofeo di solito si affida, la soluzione è stata portata da un gradito ospite e concorrente di gare d’epoca, Sig. De Romeri che ringraziamo e che si è rivelato molto competente alla zona 8, coadiuvata dal fatto che uno dei componenti della segreteria e il Direttore di Gara hanno coperto le zone 1 e 7, salvo dove essere sostituiti da un altro componente dello staff impegnato in gara nelle parti in cui erano indispensabili su altri compiti.
Matteo Pozzi e Davide De Giorgi, i riferimenti dello staff locale, hanno attivamente partecipato e messo le loro fatiche a disposizione per la tracciatura e per la segnalazione del percorso, agevolando di molto il lavoro dei tracciatori.
Fatica ben spesa tra l’altro perché, anche quest’anno, Cremia ha portato a casa una prova del Trofeo molto apprezzata.
Profittando del clima resosi clemente da pochissimo, i concorrenti, quelli che sono arrivati per primi al paesino di Cremia, ne hanno approfittato per fare un sopralluogo delle zone… e forse sarebbe stato meglio che non lo avessero fatto. La dimensione degli ostacoli, un po’ per tutte le categorie, è stata quella che spesso ha caratterizzato le competizioni di Cremia e, anche in considerazione del terreno molto bagnato, ha fatto molto preoccupare parecchi di quelli che hanno osato fare questo sopralluogo. La voce di una gara al di sopra del livello adeguato si è diffusa tra alcuni piloti, in parte allarmati da queste descrizioni. Però le preoccupazioni si sono spente affrontando appunto questi percorsi.
Sebbene ci siano stati dei rari cinque per non superamento degli ostacoli, i punteggi della parte bassa della classifica sono stati più bassi che in altre occasioni in cui gli ostacoli non avevano preoccupato per nulla.
Altrettanto bassi sono stati i punteggi dei migliori di ogni classe, che anzi a fine gara hanno dovuto ribaltare il loro pronostico di gara troppo difficile in gara un po’ troppo facile.
Il fatto è che, anche grazie all’esperienza di Matteo Pozzi e Davide De Giorgi che il loro terreno lo conoscono, i tracciatori hanno potuto avvalersi di indicazioni molto affidabili, anche con parecchio fango, molte di quelle rocce garantivano sufficiente aderenza per chi guidava con la giusta postura.
Il risultato è stato quello di consentire anche ai concorrenti di centrale e bassa classifica di concludere la gara con una media per giro di una dozzina di punti e di superare asperità di dimensioni ragguardevoli nonostante il terreno umido o bagnato.
Caso emblematico quello della zona 2, in una parte molto ombreggiata del bosco, in cui due salite da affrontare senza quasi rincorsa anche per i percorsi giallo e verde e con un gradino finale al termine di una salita, appariva eccessiva per quelle categorie; per le altre due maggiori categorie erano previste delle lastre scivolose molto ripide per le quali era necessario lanciare la moto partendo dalla terra molle.
Dopo aver impressionato particolarmente quasi tutti i piloti, questa zona ha raccolto una percentuale di passaggi a zero circa dell’ 80 percento e questo è accaduto per quasi tutte le zone.
Unico appunto migliorabile, il salto di circa un metro e cinquanta da affrontarsi in discesa alla zona cinque per le categorie Pro e Superpro, in cui un albero infastidiva pericolosamente il passaggio del manubrio, per il resto, anche le strettissime curve in salita previste per la zona otto, che con il fango avrebbero dovuto dar filo da torcere ai Dilettanti, si sono invece rivelate una fucina di zeri.
Una considerazione sul trasferimento, è capitato a molti piloti di girare in cerca delle zone… tralasciando il fatto che erano posizionate negli stessi posti di sempre, situazione non indicativa per chi a Cremia non era ancora stato, un trasferimento segnato in modo più chiaro sarebbe stato difficile averlo. Ad ogni bivio, prima e dopo il cambio di direzione, c’erano le fettucce e frecce e sul percorso addirittura ben tre cartelli che spiegavano in che direzione trovare i gruppi di zone. Bisogna accettare il fatto che nessuna freccia può reggere il confronto con un navigatore satellitare, quindi se ci si abitua allo schermo diventa poi difficile chiedere agli organizzatori di compensare il disavanzo di visibilità tra i colori digitali e le segnalazioni di una gara di trial.
Con le premesse di una gara bagnata e con ragguardevoli ostacoli sono partiti i concorrenti, determinati ed agguerriti soprattutto quelli per i quali la classifica auspicava le migliori posizioni finali.
Ormai in tutte le categorie l’approccio agonistico tende al professionale, la concentrazione dei piloti e la messa a punto delle moto è in genere di alto livello e la compostezza di primi in classifica di ogni categoria evidenzia una preparazione che ha dato i suoi risultati nei punteggi, davvero bassi e che in un certo senso mettono in difficoltà anche i tracciatori che calibrano le difficoltà in base a come quel tipo di percorso deve essere per consentire il divertimento senza pericoli.
Per cominciare con la categoria dilettanti, il dominio indiscusso è stato di Fabio Baruffaldi, che con 6 punti totali conquista e conferma la sua leadership di categoria.
Il secondo meritato posto è di Matteo Molteni, spesso in vetta alla categoria quando può esprimersi su percorsi guidabili e supera di un punto De Capitani.
Escluso dalla competizione per impossibilità di far ripartire la sua moto, Azzoni stava comunque guidando bene e in metà gara aveva percorso quasi tutte le zone a zero tranne 3, questo guasto fa sfumare la lotta per la vittoria in campionato che lo vedeva in lizza con Baruffaldi.
Omar Mascheri questa volta è fuori dal podio ma davanti al giovanissimo Peracca entrambi a sedici punti e separati dal numero degli zeri.
Giusto un punto in più rispettivamente per Marieni e il veronese Mambrini, che non manca mai di avvicinarsi ai primi.
Nella categoria amatori si realizza il pronostico di vittoria di Fabrizio Barre, piemontese molto metodico e allenato e, come atteso, sempre tenacissimo nell’impedire a sé stesso di incappare in errori.
Tre sono i suoi punti totali e a nulla serve la regolarità e la prestanza atletica di Turcati per la conquista del primo posto.
Sfumata è invece la prima posizione di Fornelli con il suo primo giro a zero, pur bravissimo ma tradito da un cinque proprio nel finale di gara e che si classifica terzo con 9 punti.
Un punto in più per De Angelis a 10 e un altro punto in più per Aldeghi chiudono le prime cinque posizioni davanti a Piras, Anghileri e Vaninetti.
Grande assente in queste prime posizioni è Balossi, appesantito nei punteggi da una bandierina abbattuta ma appesantito, soprattutto questa volta, dal divario tecnico del veicolo, se in altre gare l’esperienza sembrava compensare il fatto di condurre una moto di quaranta anni, in queste condizioni di ostacoli abbastanza importanti e lastre viscide l’impegno per fare zero con la sua Garelli era decisamente maggiore rispetto alle monoammortizzate.
Categoria Expert dominata da Angelo Piu, un altro piemontese noto nelle classifiche nazionali, dedicatosi al trial con serietà e impegno da quando il suo servizio nelle forze dell’ordine ha raggiunto la meritata conclusione.
I suoi parziali, sebbene a colpo d’occhio la categoria expert sia stata la più impegnativa delle quattro, sono stati davvero imprendibili anche per Roberto Acquistapace che coglie a Cremia il migliore risultato della stagione, coadiuvato dall’occhio attento di Andrea Petrella, termina a 19 punti contro i dieci di Angelo Piu.
Terzo posto per Leoni, che comunque si dichiara soddisfatto e, con un totale di 21, consolida la sua posizione in classifica generale con ottime prospettive di vittoria.
Al quarto posto un altro Acquistapace, decisamente più giovane ma anche lui abituato a posizioni di rilievo, Lorenzo, figlio d’arte, con 24 punti si avvicina sempre di più alle prestazioni che avevano contraddistinto anni fa il padre Luca, sempre nella categoria blu.
Nuova conferma di Gianoni nella categoria Pro, con tre punti totali, imprendibile dai suoi avversari che in tre finiscono a 13 penalità totali.
Il primo di questi inseguitori affiancati è Acquistapace (ma non avevamo già usato questo cognome?), Diego questa volta, che recupera bene la pericolosa caduta al muro in discesa della zona cinque ed evidentemente reagisce tanto bene da battere per gli zeri sia Bertolini che uno stratosferico Bianchini, quarantatreenne in competizione più che degna con atleti ben più giovani.
Categoria Superpro anomala.
Anomala perché a vincere è il sempre più brillante Stefano Strambini, che non si fa sfuggire l’occasione di battere Zampieri 15 punti a 16; anomala anche perché i sedici di Zampieri sono composti di tre zone a 5 e un 1 e per il fatto che, a parità di percorso, i migliori della Pro gli sarebbero arrivati davanti, tutti comunque bravissimi e composti su questi ostacoli dove spesso la forza andava unita alla precisione sul terreno scivoloso.
Termina con queste descrizioni il resoconto della gara di Cremia, che in barba al fango e grazie alla benevolenza del clima ha permesso di fare buona impressione anche sugli ospiti piemontesi che porteranno i complimenti al Trialario anche verso ovest.
