Concluse le fatiche organizzative del secondo appuntamento, possiamo raccontare come è andata la gara vera e propria.

Come ormai per tutte le gare, il clima diventa quasi un interrogativo più pressante del terreno di gara, ed anche qui l’occhio è stato continuamente orientato alle previsioni; previsioni che sono cambiate continuamente fino poi ad avverarsi solo in parte.

In ogni caso, alla tracciatura da bagnato si è sostituita una tracciatura normale parzialmente ammorbidita per le categorie alte ed una tracciatura meno tecnica per le categorie basse.

Sembra alla fine che, guardando i punteggi, il livello di difficoltà sia stato perfetto per quasi tutte le categorie.

Il fatto che il livello delle zone fosse adeguato alle capacità dei piloti non significa che la gara fosse agevole, anzi.

I primi cento metri di trasferimento su sentiero pietraia, con sassi scivolosi e rotolanti, hanno sicuramente aumentato le comunicazioni di malumore dirette ai cieli.

Una sola era la traiettoria che permetteva di evitare incazzature ma bisognava essere capaci di imboccarla e con i tempi giusti del gas, il resto del trasferimento in salita dava invece ampie soddisfazioni, con rampe in terra morbida e curve veloci.

Tornava a richiedere impegno, di testa e di braccia,la discesa verso le zone 7 e 8, un sentiero con sassi, radici, rami mobili e curve, che ha sicuramente contribuito a far sì che di energia per fare in modo composto le zone ne rimanesse meno.

Parlando invece di zone, il terreno di Colico è molto vario, pineta sottobosco e radici sono più frequenti che in quasi tutti gli altri luoghi dove organizziamo gare, ed è molto godibile se è garantito l’asciutto grazie alle numerose lastre e rocce di ogni dimensione.

Con l’umido bisogna limitare molto il panorama di ostacoli utilizzabili, soprattutto le lastre di cui questo pendio è abbondante.

Molti fastidi a quasi tutte le categorie li ha dati la prima zona, dove per dare un esempio della differenza, al pilota nero è stato dato da fare ciò che nel 2017 era la zona dei blu.

Ma la sequenza di lastrine scivolose e radici del pezzo basso ha fermato non pochi piloti.

Rampe con radici da trial old stile hanno richiamato il pubblico alla zona 2, che ha potuto sentire i motori rombare, cosa frequente in questa gara così ricca di rampe ma più rara in altri terreni.

I sassi veri però erano più in alto, un po’ per tutti stavolta, dove il terreno scivoloso è stato compensato da rincorse più ampie ed in larga parte gli ostacoli grandi sono stati comunque superati dai piloti,

Qualche passaggio guidato e di aderenza in più è stato tracciato per la categoria dilettanti, dove in quanto a scelta di traiettorie sono tornati in auge i volponi.

Merito dunque a Righetto padre, che senza le 10 penalità di partenza avrebbe vinto dall’alto dei suoi 45 anni di gare.

Occupa invece il primo gradino del podio Enrico Zucchi, che dopo un inizio a medi livelli infila due giri da professionista con parziali da 2 e 3 punti.

Cesare Denti porta il nome della Fisto Trial School su questo podio, togliendosi la soddisfazione di lasciare al terzo posto lo sgmatissimo Tavaglione, che sul misto viscido non avremmo visto favorito ma vero maestro nella scelta delle traiettorie.

Dopo tanto tempo che non lo vedevamo ai vertici ci mostra invece che l’età non ha ancora avuto la meglio su di lui.

Con lo stesso punteggio del Tava abbiamo il veneto Mambrin e, in splendida forma con la Honda 200 epoca, uno straordinario Malvestiti che conferma come questa gara potesse essere capita da chi conosce il trial dei vecchi tempi, dove le radici in curva erano molto più frequenti che negli ultimi tempi.

Da standing ovation il suo zero alla rampa in curva della zona zei con radici finali, tutta in trazione e con le anche schiacciate verso il sellino (nella sua Honda c’è ancora la sella).

Parlando di epoca, compare un po’ più indietro la Beta 125, ottimamente tenuta, di Alessio Bonetti, che abbiamo visto molto composto ma che patisce un po’ la mancanza di motore di questo anziano veicolo nei confronti della sua corporatura possente.

Due sole le Ladies, con Silvia Borghi a svettare sul podio e Anna Consonni alla sua seconda gara, e che al terzo giro sfodera uno zero alla quinta zona, per nulla banale.

Ampia vittoria di Conti nella amatori, per lui che vedevamo bene su tracciati più indoristici, il totale di 4 penalità dimostra che anche il guidato gli permette di emergere.

Ottimo secondo Luca Mevio, pilota dallo stile moderno e composto, che soffia il secondo gradino a Parolo.

Il simpatico Rocco esce a zero dalla zona 2 imboccando al contrario una porta gialla nascosta dagli alberi subendo quei 5 punti pesantissimi.

Recupera molto però alla zona 5, dove in tre giri lascia solo un piede alla salita secca dopo un canale, che ha fermato molti piloti,

Grazie alla sua costanza si permette di star davanti al super esperto di guidato Balossi (con 10 punti di handicap però) e dal più aggressivo Rigamonti, che anche se il guidato non è decisamente il suo forte salva l’onore anche in questa gara grazie alla sua solida preparazione atletica.

Bettiga Vaninetti e Bellati seguono tutti con punteggi analoghi fino all’ottava posizione.

Strapotere Righetto nella Expert, perfettamente a suo agio sul sottobosco e confermando le vittorie dello scorso anno in questa categoria, lascia un segno demotivante per gli altri, con il primo giro a due penalità ed il resto viene da sè.

Il secondo gradino del podio lo conquista l’altro veneto Squaranti solo per gli zeri, su Bettega, mentre con un punto in più Macchè La Corte precede Ciciliani e Alietti.

Complimenti a Andrea Bianchini per aver girato a livello dei migliori per quasi tutta la gara, gravato da un problema tendineo, cede solo nel finale rispetto ai giovani.

Nella categoria Pro torna Fabio Macchè, atletico e composto in tutte le zone, unico a concludere tutti e tre i giri sotto la decina, si impone senza troppa fatica su De Angelis.

Qualche errore del giovane Fantin avvantaggia De Angelis sul finale permettendogli il secondo gradino del podio.

Al quarto posto abbiamo Delli Paoli, che alterna passaggi precisi e composti anche sui grossi ostacoli a difficoltà maggiori sulle parti scivolose, in classifica dietro l’emergente Fantin, sempre energico e quasi sempre preciso.

Chiudono la categoria Loris Riva, appena tornato in salute ma senza allenamento e Max Gatti che continua a cimentarsi con gli ostacoli rossi uscendo addirittura con qualche zero dove i primi hanno lasciato dei punti.

Unico superPro, Zampieri avvincente per i suoi passaggi dinamici e mostrando grinta e motore dove vengono previsti i muri tipici della sua categoria.

Le premiazioni alle ore 16.30 per Minitrialario e categorie consuete permettono di godere al meglio la fine della giornata, in cui il paventato temporale deve essersi recato altrove, concedendo a questo evento il meritato e celebrato finale, con tanto di premi per i partecipanti estratti.

e ci vediamo al Samolaco, dove grazie al terreno vario e spettacolare ci auguriamo di ripetere il successo di tre anni fa in termini di gradimento e di coreografia..

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