Seppure in veste di giudice posso dare un piccolo ragguaglio sulla due giorni internazionale di Folgaria.

Una gara che dopo tante edizioni è tornata a riscuotere il successo che già anni fa aveva fatto confluire davvero molti piloti in una delle località sciistiche più conosciute del Trentino.

Aiutati dal clima soleggiato, quest’anno, gli organizzatori hanno potuto presentare nella ampia conca di Fondo Grande, una cornice degna di un evento blasonato come già altri eventi europei.

Grazie ad un lavoro di pubbliche relazioni che dura dall’anno prima, questo evento ha catalizzato l’interesse di un numero di concorrenti ben superiore ai duecento ma la particolarità è il fatto che la nazionalità di tutti questi partecipanti fosse davvero variegata.

Un grosso apporto a questa partecipazione è stato fornito dalla Spagna, ma anche Francia, Germania, Austria, Repubblica Ceca e Polonia hanno portato a Fondo Grande i loro motociclisti, con i colori delle loro divise e moto vintage speciali come raramente si ha occasione di vederne.

La gara, sviluppata su 18 zone, con un percorso pensato per evitare eccessive sollecitazioni alle moto più delicate (sebbene con diverse tratte in sentiero boscoso anche ricco di asperità sassose) prevedeva sei zone nelle vicinanze della partenza all’inizio mentre la zona numero 18 poco prima dell’arrivo tracciata con la presenza di pali da slalom gigante per ricordare i momenti gloriosi della nazionale azzurra (valanga azzurra).

La gloria del passato sciistico è rappresentata per l’occasione dal “Baffo”, Fiorenzo Gerola, istruttore degli allenatori della nazionale di sci e sostenitore della due giorni di Folgaria con il supporto del suo ristorante, che da generazioni manda avanti a lato della pista principale.

Come abbiano fatto a non implodere sotto il peso degli impegni connessi alla gara i due principali organizzatori del progetto, Ugo Alberti e Giorgio Eccher, è difficile spiegarselo.

Per quanto contornati da validissimi collaboratori, molti e anche parecchio dinamici, è incredibile la varietà di inconvenienti da risolvere che si verificano quando un impegno prende dimensioni tanto considerevoli.

La gestione della logistica che precede la gara è davvero estesa e passa dalla parte del percorso in senso stretto, zone e trasferimento, al ristoro con pane e carne a centinaia di pezzi, gli alloggi e il vitto per i giudici, le piccole celebrazioni di contorno, le interviste alle televisioni locali, le autorità istituzionali e le tv straniere giunte per documentare la manifestazione… davvero tante cose da seguire.

Come lo scorso anno, sembra che i tracciatori abbiano davvero indovinato il livello tecnico, le categorie sono state ben calibrate alle classi individuate per i vari scatti di bravura.

Forse impressionati da quello che avevano osservato nelle vicinanze della partenza, ben sessanta piloti hanno voluto cambiare la categoria temendo di soffrire le difficoltà eccessive.

Molti di loro hanno poi percorso gli ostacoli cui erano stati assegnati in precedenza, ammettendo di aver causato problemi all’organizzazione per niente.

Uno dei carichi organizzativi che si verificano quando le gare acquistano questi numeri di partecipanti è quello della gestione dei punteggi, questa volta affidato a Trial Go, gestito da un informatico spagnolo che ha dato istruzioni su come usare i palmari e come poter eventualmente risolvere inconvenienti che nel mondo digitale sono sempre in agguato.

E sono anche accaduti, ma nessuno dei concorrenti se ne è accorto perché i giudici cui sono accaduti degli intoppi li hanno risolti in modo che la stessa sera tutto potesse essere completato senza perdere i punteggi.

Su un altro piano il numero dei concorrenti ha dato degli intasamenti all’ingresso delle zone, nelle prime sei zone c’erano due zone per le quali il tempo di percorrenza arrivava a un minuto e venti anche per le categorie basse; vero è che gli organizzatori si sono attrezzati per avere due piloti in zona come accade nelle gare in Francia, ma con 240 partenti gli accumuli sono difficilmente risolvibili in breve tempo.

La situazione è andata meglio la domenica, scaglionando ad hoc le partenze e invitando i piloti meno frettolosi a presentarsi più tardi, il tutto senza prolungare esageratamente il tempo di gara.

Gli organizzatori hanno anche contemplato di mandare le categorie meno impegnative più avanti sul percorso, e far percorrere le prime sei zone in coda, in modo da lasciare le categorie che impiegano più tempo sulle prime sei zone, ma per fare questo la quantità di giudici necessaria eccedeva le risorse disponibili.

Ad ogni modo, superate le prime sei zone, il problema cose non si è più ripresentato e i piloti hanno potuto godersi una gara con tracciatura ricca di passaggi impegnativi, senza pericoli, di soddisfazione e che permettevano anche l’emersione della tecnica di guida per moto vintage ma con impegno richiesto anche per moto moderne.

Una gara che ha visto la partecipazione di grandi piloti, Joan Pons il più famoso, due volte vicecampione mondiale, che con la sua compostezza e anche un po’ di impegno è riuscito a finire a zero entrambe le giornate.

Molto attesi i passaggi di Nictou, pilota francese degli anni ’90 che conduceva con incredibile disinvoltura una Triumph bicilindrica 500 cc del peso di oltre 120 chili, e di Dan Clark, questa volta alla guida di una SWM che sembrava di serie solo da lontano ma dalla ciclistica e frizione a punto some solo le moderne sanno essere.

Di Dan Clark si potevano vedere i rimbalzi che caratterizzano la sua guida, con una moto a posto, moderna o vintage che sia, mentre il più acrobatico in assoluto è stato il giovane Cominoli, con una TR 34 molto preparata e sofisticata, che in ogni curva in discesa coglieva l’occasione per tenere alta da terra la ruota posteriore.

Per i piloti preoccupati per la cascata, sarebbe stato interessante vedere il salto che proprio Cominoli è riuscito a fare lanciando la moto a tutta la velocità possibile che la terza del suo beta è capace di dare, usando la roccia come trampolino e volando un metro e mezzo oltre il livello della terra.

Anche nella categoria verde ci sono state presenze note sulle cronache degli anni ’80, come il composto e brillante Roberto Tabarelli, il campione di BMT Alberto Limatore, e il campione sardo Cuccuru, solo per citarne alcuni.

Premiazione davvero vicina al transito dell’ultimo concorrente, efficienza dimostrata dal sistema TRIAL GO, impegnativo non poco a livello economico però, e più di venti categorie premiate, la breve attesa ha potuto permettere ai piloti di ripartire per il viaggio di ritorno e con auspici per il prossimo anno di un successo altrettanto esaltante e con altre modifiche previste per snellire i punti ancora migliorabili.

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