L’ultima fase del Trofeo TATA è stata sapientemente organizzata dal Moto Club Monte Pizzuto, che da tanti anni ripropone questa manifestazione specializzata nella tracciatura per moto vintage e che ormai è diventata una classica.

Il panorama della gara propone colline appenniniche a perdita d’occhio, in quel fine settimana si è arricchito di un cielo blu cristallo privo di scie che ha intensificato il sentimento di riconciliazione con la natura e questo mondo assurdo da cui i trialisti sanno intelligentemente prendere le distanze.

Il trasferimento si svolgeva infatti sulle pendici del monte Tancia, la cima accanto a quella che dà il nome al Motoclub Monte Pizzuto, il clima ha sottoposto giudici e piloti a questa bella ma calorosa propaggine di estate.

Dagli ottocento metri della località di partenza, Monte San Giovanni in Sabina, il percorso si inoltrava attraverso boschi che alternavano pinete alla macchia mediterranea, per poi sbucare in pascoli pratosi e a tratti lungo crinali brulli dove il passaggio delle moto era pacificamente osservato da enormi bovini e più raramente da cavalli in libera uscita.

Da questi crinali, l’orizzonte verso quasi tutte le direzioni era libero da ostacoli, i paesi e persino il gruppuscolo di abitazioni vicino alla partenza della gara sembravano così lontani eppure separati dal punto più alto da solo mezz’ora di trasferimento, sconnesso ma percorribile senza rischi e eccessivo stress per piloti e veicoli.

Il punto più alto, l’imbocco della valle di Farecosa, a 1007 metri, era nelle vicinanze della zona 8, una tortuosa prova di abilità nella tecnica delle contropendenze, l’unica a non registrare nemmeno uno zero nella massima categoria.

Era quindi il momento di scendere alle classiche sezioni delle lastre di roccia.

Le zone 9 e 10 preoccupavano abbastanza alla vista, offrendo una coreografica composizione di rocce asciutte e lastre con ragguardevole pendenza, che, grazie all’incredibile aderenza, potevano essere percorse con soddisfazione da tutte le categorie.

Le foto scattate in queste zone, per i fortunati cui è capitato di averle, sono intense e in quella giornata straordinariamente nitide grazie alla pulizia dell’aria e al contrasto dei colori della moto sulla roccia bianca.

Sia sabato che domenica, la difficoltà del percorso è stata a conti fatti inferiore a quella delle scorse edizioni, probabilmente senza intenzione dei tracciatori poiché a colpo d’occhio per forestieri le difficoltà apparivano molto superiori.

Grande merito ai responsabili della tracciatura, Maurizio Aluffi e Luca Perfetti, che hanno offerto ai concorrenti qualcosa di accessibile e comunque divertente, zone lunghe e ricche di passaggi che imponevano attenzione e controllo delle posizioni per le curve in salita tra gli alberi e le radici.

Guardando le classifiche si nota che, soprattutto per la categoria esperti (quella del percorso verde) e amatori (percorso giallo) sarebbe stato auspicabile qualcosa di più incisivo, ma questo si è compreso solo a fine gara quando le penalità di tutti sono risultate molto più basse del previsto.

In aggiunta a queste situazioni che rendono questa gara così apprezzata, il clima di accoglienza degli organizzatori e del personale del ristorante dove è ubicata la partenza rende festose entrambe le giornate, la carismatica Sonia, attivissima nel ristorante, è diventata parte attiva nella logistica dell’organizzazione imparando in poco tempo quasi tutti i nomi dei concorrenti.

Sul lato organizzativo, Davide, il presidente del Motoclub Monte Pizzuto, simpatico ed efficiente, ha reso rapidissime le incombenze burocratiche necessarie per le iscrizioni e, coadiuvato da un team altrettanto accogliente e dinamico, abbreviato i tempi delle classifiche e delle premiazioni.

Saggia soluzione quella di aumentare il numero di zone il sabato e ridurlo la domenica per avvicinare il tempo delle premiazioni e permettere i degni festeggiamenti, infatti alle 15.30 ci si poteva già mettere in macchina.

Festeggiamenti… d’obbligo menzionare la disponibilità del Team Abruzzese, che ha allestito il tavolo del “terzo tempo”, con Montepulciano d’Abruzzo, affettati, caciocavallo e fette di pane gocciolanti di olio di oliva.

Ad arricchire questo aperitivo il formaggio di Roaschia offerto da Ghibaudo e il famoso Prosecco di Alberto De Biasio, per la speciale occasione arricchito da due bottiglie Magnum vinificate in Champenois.

Alle premiazioni di entrambe le giornate hanno partecipato il Sindaco e un suo rappresentante che hanno appoggiato e manifestato un pieno apprezzamento per la riuscita dell’evento, più che altro siamo noi trialisti che manifestiamo sentiti apprezzamenti per le amministrazioni comunali sensibili a mantenere vivo il loro paese con occasioni di condivisione sportiva e turistica.

La nostalgia dei monti sabini sarà attutita però dalla imminente gara di Colico, che nella area trial di Dorio troverà il modo di soddisfare i partecipanti al Trialario di ogni categoria.

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