2 novembre 2013

Pietro De Angelis: poliziotto, pilota e giornalista


Pietro De Angelis: poliziotto, pilota e giornalista

Lo conosciamo come pilota ed appassionato di trial; prima ancora poliziotto, ricoprendo anche il ruolo di giornalista
Lui è Pietro Matteo De Angelis, classe 1969, impiegato nella Polizia di Stato, ora a Lecco dopo 23 anni di servizi di Ordine Pubblico anche su tutto il territorio d’italia.
Ciao Pietro. Prima di tutto ti chiedo come spieghi la tua figura da giornalista. Impeccabilmente, al termine di ogni prova, abbiamo letto con molto piacere i tuoi redazionali
“ Per quanto riguarda il ruolo di giornalista è stato un caso: mi sono trovato a sentire che Luigi richiedeva a Valeria un articolo, sia per lavoro sia per predisposizione ho facilità nel descrivere fatti e situazioni (tra l’altro quando si compilano atti giudiziari si dovrebbe essere chiari coincisi e precisi e ci sono dei metodi di scrittura) e ho proposto di fare il primo articolo tra la gara e la premiazione. E’ andato bene e i successivi articoli li ho fatti con più calma. Per quello che mi chiedi sulla scrittura (non so se ti riferisci ai libri che ho scritto) è l’evoluzione di studi sul funzionamento della psiche, a seguito degli approfondimenti filosofici sui punti di vista orientali. Ho studiato anche tecniche di comunicazione e di gestione delle risorse umane, alle volte sono nozioni che in fase organizzativa possono rendersi utili”
Lavoro e trial

“ Per molti anni non ho conciliato il lavoro con il trial, per via del calcio ero sempre impegnato in servizi di ordine pubblico la domenica, era improponibile pianificare un campionato. Mi è anche capitato di partecipare alla gara dopo il servizio di notte, cose che si fanno da giovani ma non lo consiglio. Poi sono cambiati i calendari di campionato e ho avuto un po’ di possibilità in più, ma diciamo che ormai potevo far qualcosa solo a livello amatoriale. Per il resto non me lo chiedo come riesco a conciliare il tutto, (sull’organizzazione) se non ci fossero persone dalle doti particolari, come il Barte e Luigi, intorno a me non riuscirei a fare le cose che so fare nel poco tempo libero che ho. Ovviamente la parte organizzativa occupa almeno il triplo o quadruplo del tempo che impiegavo per l’allenamento per cui è ovvio che la prestazione sportiva è in secondo piano rispetto alla riuscita dell’evento gara”
Come inizia la passione per il trial?

“ Ho praticato il trial, prima in bici poi in moto dal 1983 e la prima gara con il MC Olginate. C’erano molti trialisti a Malgrate negli anni 80, un po’ come quelli di Garzeno ora, ho cominciato con il trial in bici agli albori di quello sport fino alla quarta posizione assoluta, poi (anche lì) la federazione ciclistica italiana ci ha messo del suo e ha distrutto un sport già avviato, siamo passati tutti al trial in moto. Il trial in bici è rinato in Italia dopo anni da quel disastro”

Hai praticato altre discipline sportive?
“ Ho praticato aikido (una disciplina giapponese di origine marziale che ricerca l’armonia con il corpo simulando fasi di combattimento) dal 1994, e altri sport tipici di questa zona ma attualmente sto aspettando di risolvere la situazione della mia schiena”
Parlaci del Trialario?
“ Sono uno degli organizzatori per cui sono poco obiettivo, ma il mio ruolo, principalmente è tenere a bada chi vuole incrementare troppo le difficoltà di percorso di categorie che non ha mai praticato rischiando di far saltare i delicati equilibri di classifica. Il trialario è un trofeo per appassionati e civuole una sensibilità speciale per contemperare lunghezza delle zone – difficoltà degli ostacoli – grado di soddisfazione che il pilota ottiene dalla gara,  il tutto in relazione al numero di partecipanti. Per esempio: in allenamento o in una gara con 40-45 iscritti si possono anche fare zone con 5 ostacoli per categoria, oltre i 60 iscritti questo comporta code e una serie di complicazione che possono rovinare una giornata a parecchi piloti. Situazione analoga per certi ostacoli pericolosi, il non professionista prima di “darci” sull’ostacolo alto ci mette molto più tempo e in più non si può pretendere che abbia al seguito un assistente che lo afferri se dovesse cadere. Chi traccia una zona senza l’idea della gara non lo può capire spesso si fa fatica a farlo comprendere, però per ora siamo stati bravi e questi errori sono stati fatti poche volte. Devo sottolineare che al 90% delle volte che abbiamo ricevuto delle lamentele erano situazioni che già avevamo intuito ma non siamo riusciti a controllare tutte le parti dell’organizzazione proprio per le troppe cose che si devono seguire. Tieni anche in considerazione che la faccenda dei permessi (che segue Bartesaghi da solo) può costringerti ad tracciare in posti che sono accanto a ostacoli bellissimi ma che non si possono toccare perché magari sono di un altro proprietario”
La tua prima moto?

“ La mia prima moto è stata un fantic 50, il mitico cinquantino fantic, poi un 50 monoammortizzatore un 125, sempre fantic e da lì in poi … altre 14 moto, suddivise in circa 27 anni. Quelle che ho usato per più tempo sono state due scorpa a motore yamaha, una l’ho usata dal 2003 al 2007 e l’altra dal 2008 al 2013”
Suggerimenti da lanciare agli organizzatori del Trialario?
“   Non avrei novità ulteriori per il trialario, c’è già tantissima carne al fuoco che non riusciamo a sfruttare … direi che più di così. Mi spiace solo che non ci sia più nessuno che faccia video riprese, fino al 2010 mi occupavo anche dei montaggi dei video di gara ed era un bel ricordo potersi rivedere nelle gare, facevo anche dei video di cadute … in occasione della cena si mettevano sugli schermi delle selezioni dei filmati più belli”
Grazie Pietro!


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